Recital del pianista Vsevolod Zavidov
Milano, Società dei Concerti – 22 Aprile 2026
A soli vent’anni presentarsi di fronte al pubblico per eseguire i dodici Studi Trascendentali di Liszt nella versione del 1851 è già di per sé una impresa da capogiro. E’stato l’altro giorno il caso di Vsevolod Zavidov, nuovo erede della scuola russa che fa capo alla prestigiosa Gnessin di Mosca. Oggi Zavidov vive a Ginevra e si sta perfezionando con Nelson Goerner, notevole caposcuola. L’esecuzione dei trascendentali ha avuto molti momenti di assoluta eccellenza in un contesto di perfezione tecnica da manuale, ma l’aspetto che ha colpito di più lo scrivente è che il pianista ha osservato non solamente le indicazioni agogiche dell’autore ma anche la richiesta quasi impossibile da parte di Liszt di suonare “piano” (p) molte delle sezioni più tecnicamente difficili di certi studi. E i pianisti sanno quanto sia molto più difficile rispettare queste richieste da parte dell’autore evitando progressioni quasi meccaniche che portano al “forte” o al “fortissimo”. Esemplari a questo riguardo sono stati gli studi nn.2 e 5 con una speciale menzione al diabolico quinto studio, ma anche i numeri più rivolti al versante cantabile (il n.3, il n.6, il n.9) sono stati proposti da Zavidov con intensa poesia e conoscenza dei meccanismi espressivi lisztiani. Il concerto si è concluso con un bis affatto poetico: l’Arabeske op.18 di Schumann.