Schubert - Winterreise - Andrè Schuen,Daniel Heide
Società del Quartetto, 10 Febbraio 2026
Milano è stata negli anni passati la culla per quel capolavoro assoluto che è la Winterreise di Schubert. Abbiamo ascoltato Desderi con Ciani, Prey con Hokanson, Fischer-Dieskau con Sawallisch, la Ludwig con Werba, Kaufmann con Deutsch, Quasthoff con Barenboim, Goerne con Andsnes intraprendere quel vero e proprio viaggio attraverso i poemi di Wilhelm Müller. Sì perché questi Lieder non vanno soltanto cantati e accompagnati al pianoforte: vanno vissuti in prima persona per trasmettere al pubblico le emozioni infinite che musica e testo sono in grado di dare al pubblico. Recensendo anni fa uno di quei recital, tra i meno entusiasmanti, si era detto che più che il risultato di un cammino iniziatico si coglieva la buona riuscita di una serata molto attesa e affrontata con i mezzi di una ricercata professionalità. Il confronto era con la performance di Fischer-Dieskau e Sawallisch - irraggiungibile – ma il pensiero va di nuovo a quanto abbiamo ascoltato ieri sera per la Società del Quartetto, che aveva invitato due interpreti relativamente giovani, il baritono Andrè Schuen e il pianista Daniel Heide. Tutto è filato liscio senza intoppi, la voce di Schuen era gradevole e talvolta piena di significato, così come Heide gestiva con autorevolezza la sua parte. Che è riduttivo tacciare di “accompagnamento”. Eppure si sarebbe voluta una maggiore partecipazione, addirittura una “azione” da parte del baritono che avrebbe potuto commentare i testi con una serie di movimenti nei pressi della coda del pianoforte (come faceva Fischer-Dieskau) per comunicare allo spettatore la profondità testuale e il meraviglioso senso del commento musicale. Ad ogni modo Winterreise è capolavoro tale da lasciare l’ascoltatore senza parole al termine del Leiermann, con un vuoto di commozione rotto solamente dopo alcuni istanti dall’immancabile applauso del pubblico.