Il Requiem tedesco di Brahms - Milano 2 Aprile 2026
Il famoso critico di origine tedesca Eduard Hanslick, parlando del Requiem di Verdi e pur lodandone gli aspetti migliori, concludeva dicendo che “naturalmente” non lo si poteva nemmeno paragonare al Requiem tedesco di Brahms per profondità di ispirazione e riuscita formale della partitura. In realtà Hanslick partiva da quella che era lo spirito del capolavoro brahmsiano così lontano dagli effetti quasi operistici di quello di Verdi e allo stesso tempo ricco di pagine poetiche lontane da certi eccessi verdiani. Vi è in effetti in Italia una scarsa diffusione del Deutsches Requiem tanto che sono abbastanza rare le occasioni di poterlo ascoltare dal vivo. E ci si deve assolutamente astrarre da paragoni con Verdi in quanto il capolavoro brahmsiano è davvero lontano da quelle musiche a noi ben note. Bene ha fatto Emmanuel Tjeknavorian a proporre quella che è ancora una partitura relativamente giovanile di Brahms e magnifico è stato l’apporto del Coro concertato e diretto da Massimo Fiocchi Malaspina in un viaggio che copre l’intero svolgersi delle sette parti del Requiem. Tjeknavorian ha preso in mano la partitura con notevole perizia e forse avrebbe meritato la presenza di due voci soliste un poco migliori di quelle del soprano Marylin Zurflüh e del baritono Alexander Grassauer, che hanno purtuttavia adempiuto professionalmente ai loro compiti. Il pubblico ha ascoltato in religioso silenzio il Requiem, che si ravviva in un paio di fughe di stampo haendeliano, e ha tributato a tutti i protagonisti i più sentiti applausi.