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Rachmaninov - Concerto in fa# minore op.1
Pianista Mikhail Pletnev, Orchestra dei Pomeriggi Musicali, direttore Ryan McAdams
Teatro dal Verme, 19 Febbraio 2026
Picture
Inaugurazione di un ciclo molto importante è stato il concerto che ha avuto luogo il 19 febbraio presso il Teatro dal Verme per la serie degli appuntamenti dei Pomeriggi Musicali. Il ciclo è dedicato ai quattro concerti per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, affidati a uno dei più grandi solisti in circolazione, Mikhail Pletnev, che avevamo ascoltato qualche mese fa in Conservatorio in un recital solistico. Il numero d'opus del Concerto in fa# minore rischia di trarre in inganno l'ascoltatore ignaro del fatto che la prima stesura avvenuta tra il 1889 e il 1891 (il giovane Sergei era allora studente al Conservatorio di Mosca) fu poi riveduta e corretta nel 1917 e pubblicata nel ‘20, quando Rachmaninov aveva raggiunto una fama indiscutibile grazie a opere quali il secondo e terzo concerto e il famoso Preludio in do# minore. L'osservazione non è banale perché il periodo 1890-1900 fu assai critico per il musicista e solamente l'intervento del neurologo e psichiatra Nikolai Dahl riuscì a riportare Rachmaninov - colpito da una gravissima crisi depressiva - letteralmente alla vita e a risparmiare all'umanità la perdita di una delle figure più interessanti della storia della musica. Sarebbe quindi interessante ascoltare un paragone tra la versione originale di questo concerto e quella che viene oggi normalmente eseguita ed incisa, anche se gli spunti tematici principali sono presenti in ambedue le versioni. Non è il caso qui di insistere ancora sulla trascendentale figura di pianista che nel caso di Rachmaninov si sovrappone a quella del compositore e quindi di sottolineare la grande efficacia strumentale e la perfezione del dialogo tra solista e orchestra che sono alla base di tutti e quattro i grandi concerti del musicista russo. Né si deve spezzare una lancia a favore della ricchezza melodica dei temi di questo e degli altri concerti: basta a questo riguardo dare un'occhiata ai due temi che seguono la drammatica introduzione nel primo movimento per capire quale possa essere stata l'influenza su Rachmaninov della vocalità in genere e del melodramma occidentale in particolare. Ciò che forse non ha permesso al primo di raggiungere la popolarità dei concerti gemelli è la eccessiva concisione e il conseguente limitato sfruttamento delle geniali intuizioni melodiche. In ogni caso l’opera 1 è entrata nel repertorio di  pianisti quali Zimerman, Ashkenazy, Magaloff (che ne parlava in termini entusiastici) e oggi Trifonov.
Pletnev ha interpretato il concerto con lo stile che gli è proprio, facendo risaltare melodie e figurazioni virtuosistiche con la classe che lo contraddistingue, ben sostenuto dall’orchestra sotto la guida di Ryan McAdams, che ha concluso il programma con una robusta lettura della quarta sinfonia di Brahms. Grande successo e applausi da parte del folto pubblico. Il secondo Concerto di Rachmaninov verrà presentato in Maggio, mentre il prossimo anno sarà la volta del terzo e quarto, sempre con il grande Pletnev come solista.