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Pletnev il manierista

Applaudito recital del grande pianista russo per le Serate musicali

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  • Di ritorno a Milano, dove è sempre atteso con trepidazione, Mikhail Pletnev si è presentato con un programma di impaginato piuttosto strano, che prevedeva quattro Preludi e fughe dal Clavicembalo ben temperato (di Bach, ovviamente), Kreisleriana di Schumann e una serie cospicua di Pezzi lirici di Grieg cui si è aggiunta un'altra pagina di Grieg (Fra Karnevalet, dalle “Scene di vita paesana” op.19) e il Notturno op.9 n.2 di Chopin. Chi segue di persona o attraverso i media la carriera di Pletnev aveva già incontrato lo Schumann, il suo Bach e persino il bis di Grieg (suonato a Milano nel lontano 1986). E’bastata una nuova sequenza di programma e l’inasprimento di certe prese di posizione del pianista per trasformare queste pagine in qualcosa di inaudito, nel bene e nel male. Premesso che il suono di Pletnev, sul suo Shigeru Kawai, è sempre di una bellezza straordinaria, gli eccessivi manierismi in Bach e Schumann hanno turbato non poco l’ascolto di chi è o era abituato a fronteggiare, che so, il Bach di Friedrich Gulda o Kreisleriana suonata da Pollini, spogliata da qualsiasi fastidioso doppio senso. Qui Pletnev sembra volere a tutti i costi aggiungere molto di suo, farcendo il testo originale di accenti non scritti e di prese di posizione inspiegabili. Prese di posizione che non si verificano invece attraverso la lettura dei Pezzi lirici di Grieg, perché in quel caso si va comunque diritti a sottolineare il carattere puramente melodico-ritmico di una scrittura ingegnosa quanto povera di riferimenti “dotti”. E come era successo altre volte ad esempio con Čajkovskij, Pletnev in questo repertorio ci sguazza con divertimento e sagacia lasciando il suo pubblico a bocca aperta, come è successo prevedibilmente l’altra sera.