Recital del pianista Jan Lisiecki
Milano, Società del Quartetto - 24 febbraio 2026
Per la quinta volta ospite della Società del Quartetto di Milano (che ovviamente crede nella bravura e nelle potenzialità del trentunenne pianista) Jan Lisiecki si è presentato al pubblico con un programma molto interessante e temibile che giocava sulle musiche di danza scritte da una decina di compositori che in ordine cronologico andavano da Bach ad Astor Piazzolla. Il riconoscimento dei titoli del programma era affidato anche all’attenzione del pubblico perché tutti gli elementi della prima (e poi della seconda) parte del recital venivano eseguiti senza soluzione di continuità. A volte non era semplice transitare da Martinu a de Falla, o da Bartók a Ginastera, ma ciò che colpiva di più era la bravura, l’impeto attraverso il quale Lisiecki si gettava nel lungo e difficile programma. Danza ceche erano quelle di Martinu, danze polacche quelle di Szymanowski, danze tedesche quelle di Schubert, danze popolari rumene quelle di Bartók, danze argentine quelle di Ginastera, mentre nella seconda parte del programma si ascoltavano pagine di Chopin, Brahms (due brevissimi e ben noti Valzer) e ancora Piazzolla, Albéniz e De Falla. Che cosa ha portato il pianista a confezionare un simile programma ? A mio parere la non ancora raggiunta sicurezza nel grande repertorio classico, che finora non risplende dalle mani del pianista come si vorrebbe. Ecco allora che l’intelligenza di Lisiecki porta a cercare in questo spunto tematico delle danze un ottimo escamotage per attirare l’attenzione del pubblico, come è perfettamente successo ieri sera. Del resto le Danze argentine op.2 di Ginastera sono state spesso eseguite dalla Argerich, le Danze rumene di Bartók dalla Grimaud, le tedesche di Schubert da Myra Hess e Badura-Skoda e il Tango di Albéniz da una miriade di altri pianisti, con o senza l’arrangiamento di Godowsky. Solo che in quei casi la scelta di piccoli comparti di danze rappresentavano un breve intervallo all’interno di un programma qualitativamente più vasto mentre qui l’idea di danza veniva assunta come tipica di uno stile che non ha mai cessato di esistere nel comparto della cosiddetta musica classica. Lisiecki ha dato il meglio di sé nella prima parte del programma, non in Chopin e de Falla: il Valzer brillante op.18 era eseguito con marcata velocità, quello in la minore op.34 n.2 peccava invece di eccessiva lentezza e la grande Polacca op.53 sembrava proposta quasi esclusivamente per mostrare la velocità e la forza delle ottave alla mano sinistra nella sezione centrale del pezzo. Il successo è stato comunque unanime e ha portato a due bis: il celebre Valzer “del minuto” del polacco e il Minuetto di Paderewski, pagina quest’ultima tra le preferite dagli antichi esecutori che hanno fatto la storia del concertismo e probabilmente concessa come bis dall’autore, alla Società del Quartetto, nel lontano primo Febbraio 1887.