Gatti e la Sächsische Staatskapelle Dresden conquistano la Scala
Se si stava parlando di orchestre ospiti in questo periodo al Teatro alla Scala, ecco che l’Orchestra di Dresda ha raggiunto un livello ancora maggiore di quello della London Symphony ascoltata l'altra sera. Non è stato tanto merito del confronto tra Daniele Gatti e Antonio Pappano, quanto proprio di un livello di perfezione tale da meravigliare anche il più sofisticato tra gli ascoltatori. L’orchestra ha saputo sì dipanare le sonorità del breve Requiem per archi di Takemitsu - lodato a suo tempo persino da Stravinskij - ma è stato nella lunga e complessa quinta sinfonia di Mahler che si sono ascoltati, complice ovviamente il direttore, sonorità da manuale nella marcia funebre di inizio, nello Stürmisch bewegt al secondo posto, nel vigoroso Scherzo e nel Finale, preceduto dal famosissimo Adagietto. Qui Gatti ha saputo centellinare le sonorità di questo magnifico momento musicale fino ad arrivare alla conclusione davvero piena di suono. La visione che Gatti ha della quinta sinfonia è stata maturata alla perfezione partendo dalle prime esecuzioni con l’Orchestra di S.Cecilia (1994) passando da quelle con i Wiener Philarmoniker e con la Bayerische Rundfunk fino ad approdare oggi a un risultato che ha lasciato il pubblico al colmo dell’ammirazione. Il concerto era stato evidentemente programmato prima della infausta scelta scaligera di Chung come direttore principale e la partecipazione di Gatti era oggi imprescindibile anche per rispetto nei confronti della sua attuale orchestra. Fortunati gli ascoltatori per questa presenza che ha illuminato uno dei più smaglianti appuntamenti della stagione.