Accompagnato come sempre dal grande pianista Vincente Scalera, Juan Diego Flórez ha tenuto alla Scala un applauditissimo recital che ha confermato, se ce ne fosse stato bisogno, la qualità della sua voce e il livello interpretativo relativo al programma da lui scelto. Arie d’opera in entrambe le parti del concerto, ma anche ariette da camera di Bellini e Donizetti, hanno mostrato come la voce del famoso tenore peruviano abbia perso un poco di squillo giovanile ma anche quel tanto di effetto nasale che contraddistingueva la sua caratteristica: oggi la voce è decisamente più matura in tutti i gradi della tessitura, così come sempre più interessante è la qualità dell’interpretazione. Flórez si è cimentato, nella seconda parte del recital, in arie tratte dal repertorio delle zarzuelas e in arie scelte dalle opéra-comique (da La dame blanche di Boieldieu) e dal grand opèra (il Faust di Gounod e Le Cid di Massenet) per terminare con quel capolavoro che è “La mia letizia infondere” dai verdiani Lombardi alla prima crociata. E’ poi iniziata la lunga sequela di fuori programma che vedevano al solito il tenore affidarsi anche all’accompagnamento della sua chitarra. Dai classici “Una furtiva lagrima” dall’Elisir d’amore al pluri-richiesto “Ah! Mes amis” da “La fille du régiment” Flórez ha ammaliato il suo pubblico, che sarebbe rimasto volentieri un’altra mezz’ora a godersi le prodezze del proprio favorito. Che ha alla fine salutato i presenti e chiamato più volte alla ribalta anche Scalera, che aveva inframmezzato il programma con deliziose trascrizioni operistiche per pianoforte solo.