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Myung-Whun Chung è direttore molto amato dai Filarmonici della Scala e ha diretto più volte la settima sinfonia di Beethoven con un impeto che è stato condiviso dall’orchestra tutta. L’altra sera Chung ha navigato lungo la grande partitura con encomiabile sicurezza attaccando quasi sugli applausi del pubblico il primo movimento Poco sostenuto-Vivace e sostenendo con maestria la transizione tra la maestosa introduzione e l'attacco del Vivace, effettuata sulla ripetizione di un mi che trasforma la metrica originaria dei 4/4 nella danzante pulsione dei 6/8. L’elemento ritmico è rimasto quello più lodato e ricordato a partire dai primi ascolti, che hanno anche individuato nell’Allegretto al secondo posto il cuore pulsante di tutta la sinfonia. Chung ha quindi giocato sull’alternanza di dattili e spondei del tema e ha illustrato le sue ripetizioni variate e armonicamente arricchite. Così il direttore si è gettato nell’euforia danzante dello Scherzo al terzo posto, interrotto da un magnifico Trio che ha invece il significato di un'idilliaca pausa agreste, e quasi senza soluzione di continuità si è letteralmente gettato nel Finale (Allegro con brio) che più di tutti ha certamente influenzato il giudizio di Wagner che tira in causa l’”apoteosi della danza”. L’esecuzione, applauditissima della settima di Beethoven era stata preceduta da quella dell’Incompiuta di Schubert dove forse si sarebbe meglio apprezzata una descrizione meno lenta dell’Allegro moderato iniziale e dove Chung sembra aver fatto sua la famosa raccomandazione di Furtwaengler sul “rechte Legato” iniziale dei violoncelli e dei contrabbassi. L’orchestra ha qui risposto in maniera meno impeccabile che nel luogo beethoveniano ma ha comunque contribuito alla riuscita di una importante serata.   

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